Gli intenti di KEPOS e come far parte del suo “giardino”.

 

Nella tradizione greca la parola kepos (qui traslitterata in alfabeto latino) possiede svariati significati. Indica, ad esempio, un giardino, un luogo recintato, il grembo materno: racchiude, pertanto, l’idea della fioritura e della nascita così come l’idea della protezione. Forse, furono questi significati che indussero Epicuro a scegliere il kepos quale sede del suo insegnamento: esso, infatti, non corrisponde a un inviolabile hortus conclusus, bensì coniuga la selezione di coloro che vi vengono ammessi – accomunati in primo luogo dagli interessi culturali – con l’apertura verso l’esterno, garanzia di vita rinnovata, di vigore e di linfa. Il kepos cura e difende chi ne faccia parte, ma non guarda solo dentro di sé; al contrario, è disponibile a offrire la sua fioritura a chiunque desideri goderne la bellezza, nonché (e soprattutto) desideri arricchirla in virtù della propria esperienza e della propria sete di conoscenza.
 
Questo vorremmo fosse anche la nostra rivista, che idealmente, nel titolo, si volge all’antico kepos: uno spazio d’incontro e confronto per studi letterari declinati in ambiti diversi e aperti a prospettive critiche e metodologiche svariate (e l’analisi del testo e la filologia si alternano così a un approccio comparatistico o interartistico, nonché alle Digital Humanities e a molto altro). Il nostro kepos ambisce, dunque, ad accogliere tutti gli studiosi che propongano contributi sorretti da alto rigore scientifico e animati da vera e autentica passione.
 
Il semestrale aspira altresì a diventare ‘campo’ di collaborazione e di mutuo apprendimento intergenerazionale, affiancando, nei suoi comitati, l’esperienza di studiosi già affermati alle proposte di giovani ricercatori.
 
Siamo consapevoli si tratti di un’enorme sfida dell’intelletto, nonché di un arduo esercizio di metodo e di libertà: proveremo, però, a “coltivarne” il giardino.
 
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